9 cose da sapere prima di acquistare un olio essenziale

Alcuni miti da sfatare sugli oli essenziali per usarli in sicurezza

Se ti stai apprestando ad acquistare un olio essenziale e hai tanta confusione al riguardo perché non hai esperienza, sappi che è completamente normale.

Ormai, infatti, gli oli essenziali si trovano davvero ovunque e non è sempre facile capire quale prodotto è migliore o adatto alle esigenze personali.

Semplici regole per un acquisto perfetto

Di seguito trovi alcuni spunti e suggerimenti che possono aiutarti a fare chiarezza e riconoscere un buon olio essenziale. Spero ti possano essere utili per poter scegliere con maggiore sicurezza.

1 – Controlla sempre l’etichetta

La prima cosa da fare vuoi acquistare un olio essenziale è controllare l’etichetta, perché è la cartina di tornasole che ti permette di sapere cosa stai comprando.

Ci sono 3 parametri che ti permettono di capire se un olio essenziale è di qualità. L’olio essenziale deve essere:

  • 100% naturale: cioè ottenuto dal processo di distillazione della pianta, senza aggiunta di molecole sintetiche e chimiche,
  • 100% puro: privo di oli essenziali chimici o sintetici, alcool, oli vegetali o altre sostanze che non facevano parte della pianta,
  • 100% integrale: non maneggiato con l’aggiunta di altre sostanze che rendono l’olio essenziale non naturale.

Sull’etichetta, inoltre, devono essere presenti delle informazioni sulla pianta e sull’olio essenziale, quali:

  • il nome latino della pianta da cui è ottenuto l’olio essenziale. Se sull’etichetta trovi solo “olio essenziale di Lavanda”, senza specificare la specie botanica, potresti avere il dubbio sulla varietà da cui è ottenuto quell’essenza. Esistono infatti almeno 3 diversi tipi di olio essenziale di Lavanda: vera o angustifolia, ibrida e spica. Oltre ad avere un profumo diverso, hanno anche proprietà diverse. Quella che vanta maggiori benefici terapeutici è la varietà vera, mentre il lavandino viene usato soprattutto in cosmesi e in profumeria. La stessa cosa avviene per molte altre specie: di Eucalipto ne esistono 6 diverse varietà che si differenziano per profumo, composizione, azione e benefici,
  • il chemiotipo. Si tratta del biotipo dal quale dipende anche la composizione biochimica dell’olio essenziale. Te ne parlo in maniera più approfondita al punto 3,
  • 100% puro e naturale. In alcune etichette potresti trovare entrambe le caratteristiche in altre solo 100% puro o 100% naturale. In ogni caso è una indicazione che all’olio essenziale non sono state aggiunte sostanze chimiche, per rendere l’olio più economico o profumato. Se non c’è, controlla l’etichetta: oltre all’indicazione della pianta, possono essere presenti le sostanze della stessa che possono essere allergizzanti, ma non devono esserci indicazioni di profumi chimici o altre sostanze di sintesi,
  • biologico. Molti oli essenziali provengono da raccolta spontanea e biologica. Le aziende più piccole, pur rispettando i valori dell’agricoltura bio e della raccolta spontanea in un ambiente incontaminato, non hanno la certificazione (che richiede un iter burocratico e costi esosi). In realtà, la qualità dell’olio essenziale non cambia in base al metodo di coltivazione. Test di laboratorio hanno messo in evidenza che i componenti dell’olio essenziale rimangono 100% naturali e che non rimane traccia di pesticidi,
  • se è per uso alimentare. Se ti serve un olio da ingerire o da utilizzare per insaporire i tuoi piatti, devi scegliere un olio essenziale che riporti in etichetta che è un “integratore alimentare” o un “aroma per alimenti”. Ricorda che non tutti gli oli essenziali si possono ingerire,
  • il metodo con cui è stato ottenuto l’olio essenziale. Anche questa informazione ti aiuta a capire se l’olio essenziale è naturale o meno.

2 – Fai attenzione agli oli essenziali non naturali

Come hai letto nel punto 1 alcuni oli essenziali potrebbero non essere completamente naturali. Anche in questo caso, per legge, sull’etichetta devono essere riportate le sostanze chimiche che sono state aggiunte.

Se in etichetta sono presenti: ossibenzone-benzofenone-3, polisorbato 20, BTH, Etilparaben, aromi artificiali e profumo (parfum), significa che non si tratta di un prodotto naturale. Meglio lasciarlo dov’è.

Essendo considerate tossiche e dannose per l’organismo, tali sostanze non vanno né inalate né utilizzate ad uso topico ed è scontato aggiungere che sono vietate per uso interno.

L'olio essenziale di Rosmarino può avere caratteristiche e benefici diversi a seconda del chemiotipo
Credit: Babette Landmesser su Unsplash

3 – Controlla il chemiotipo dell’olio essenziale

La composizione di un olio essenziale e le sue proprietà sono determinate da una serie di fattori:

  • luogo di crescita,
  • esposizione al sole,
  • clima,
  • composizione del suolo,
  • altitudine,
  • varietà della pianta da cui è ottenuto.

Questi fattori determinano il chemiotipo (o anche chemotipo) dell’olio essenziale, cioè il costituente (principio attivo) principale che ne determina anche le sue caratteristiche.

Due oli essenziali di Rosmarino possono avere differenze nella composizione dei principi attivi e quindi nelle proprietà a seconda della zona geografica in cui sono stati coltivati e delle caratteristiche del terreno.

Per questo motivo in etichetta potresti trovare accanto al nome dell’olio essenziale anche il chemiotipo (CT), indispensabile per poter scegliere quello adatto alle tue esigenze. Ad esempio:

  • Rosmarino CT cineolo (puoi trovarlo anche come 1,8-cineolo o Rosmarino a cineolo) è indicato per le vie respiratorie, per i suoi effetti fluidificanti ed espettoranti,
  • Rosmarino CT verbenone, è più indicato per problemi digestivi che coinvolgono la funzionalità del fegato.

Allo stesso modo, due oli essenziali di Timo con diverso chemiotipo sono diversi:

  • Timo CT thujanolo è generalmente ben tollerato sulla pelle,
  • Timo CT timolo, a dosaggi elevati e usato puro è dermocaustico (può causare ustioni serie) e va quindi usato a piccolissime dosi.

Il chemiotipo non è sempre presente in etichetta: significa che quell’olio essenziale non ha un principio attivo predominante.

4 – Naturali sì, ma anche allergizzanti

Se hai una qualche allergia a un componente o a una famiglia di piante, anche l’olio essenziale, che contiene tale componente o fa parte di tale famiglia, può causare reazioni allergiche.

Se hai delle allergie, controlla che la pianta sia sicura per te, prima dell’acquisto e dell’utilizzo. Molti produttori scrivono in etichetta le sostanze allergizzanti che sono naturalmente contenute nella pianta.

Se hai il dubbio di avere una allergia a qualche sostanza, fai una prova prima di usare l’olio essenziale, diluendo una goccia dell’olio essenziale scelto in un olio vegetale e prova a massaggiarlo nell’incavo del braccio, attendendo qualche ora, per verificare che non crei irritazioni, arrossamenti o altri problemi.

Credit: Behnam Norouzi su Unsplash

5 – Fai attenzione al prezzo

Gli oli essenziali naturali hanno prezzi diversi. Molti hanno un costo economico e alla portata di tutte le tasche (come quello di Lavanda, Rosmarino, agrumi ecc.) mentre altri sono decisamente più costosi (Rosa, Gelsomino, Narciso o Iris).

Il prezzo è determinato da diversi fattori:

  • rendimento: per ottenere la stessa quantità di olio essenziale possono essere necessarie quantità molto diverse di piante, fiori o scorze. Ci sono piante a forte rendimento, come i chiodi di Garofano, che in media permettono di ricavare 1 kg di olio essenziale da 10 kg di chiodi, e piante a basso rendimento, come Rosa, Lentischio e Melissa, per i quali sono necessari circa 100 kg di fiori, pianta o rametti per poter ottenere 1-2 g di olio essenziale. Anche le parti usate per l’estrazione possono dare rendimento diverso: la Cannella distillata dalle foglie ha un rendimento maggiore rispetto a quella ottenuta dalla corteccia,
  • luogo di raccolta: il luogo di crescita e raccolta conferisce alla pianta stessa e, di conseguenza, all’olio essenziale, caratteristiche diverse. L’olio essenziale di Rosmarino distillato in Campania potrebbe non avere le stesse proprietà di un Rosmarino distillato in California. A seconda della provenienza geografica lo stesso olio essenziale può avere principi attivi anche molto diversi, che determinano il suo chemiotipo,
  • rarità: gli oli essenziali ottenuti da piante meno comuni e presenti sul territorio sono anche più cari, così come quelli ottenuti dai petali con un procedimento più lungo e laborioso, come ad esempio avviene per l’olio di Nardo, Neroli, Rosa damascena, Loto blu e Angelica,
  • condizioni climatiche: la produzione degli oli essenziali è soggetta alle condizioni climatiche e alla stagionalità. Tali fattori possono determinare se un raccolto è abbondante o scarso, oltre a incidere sul chemotipo.

6 – Ne servono davvero poche gocce

Spesso c’è la tendenza ad aumentare i dosaggi nella convinzione che maggiori quantità abbiano un effetto maggiore. Di base è un concetto sbagliato per tutti i prodotti naturali e fitoterapici, che in aromaterapia può addirittura diventare fatale.

Gli oli essenziali sono davvero potentissimi, molto più di una tintura madre, un gemmoderivato o qualsiasi altro rimedio erboristico. Per questo i dosaggi devono essere bassi.

Bastano pochissime gocce per poter avere i benefici.  Se invece sono usati male, senza criterio e in dosaggi errati, possono avere effetti secondari anche gravi e, in certi casi, diventare persino tossici. Non strafare, in questo modo una boccetta di olio essenziale ti durerà tantissimo tempo.

7 – Conservali in frigorifero

Essendo molto leggeri e volatili, gli oli essenziali possono evaporare anche se la boccetta è chiusa in maniera corretta. Dopo pochi mesi potresti trovare la boccetta completamente vuota! Oppure potresti notare che il profumo è cambiato.

Per evitare spiacevoli sorprese, segui queste poche regole per conservare correttamente i tuoi oli essenziali:

  • non tenerli alla luce. Andrebbero messi al riparo anche se la luce non è diretta, per non degradare la loro composizione, e mantenuti al buio (dentro a un armadietto per esempio),
  • usa un apposito cofanetto. Soprattutto se ne hai diversi, in modo che siano tutti nello stesso posto e ordinati, e sempre al riparo dalla luce,
  • tienili in un luogo fresco. Mantienili lontano da fonti di calore. Se ne hai la possibilità, conservali nel ripiano basso del frigorifero (o nella vaschetta della verdura) in modo che possano durare più a lungo. Se hai posto puoi lasciarli nel cofanetto all’interno del frigorifero,
  • se hai dei bambini in casa o degli animali, assicurati di tenerli in un posto a cui non possono accedere.

Il posto peggiore dove conservare i tuoi oli essenziali? Il bagno, perché è un ambiente caldo, umido, luminoso che rischia di alterare la composizione degli oli essenziali più in fretta. Allo stesso modo, non dovrebbero essere conservati in prossimità di finestre, o in ambienti in cui la temperatura tende a subire degli sbalzi.

Inoltre, poiché sono molto potenti, con il passare del tempo potresti notare che la pipetta contagocce si rovina e la plastica diventa dura e inutilizzabile. È un effetto che possono fare gli oli essenziali. In questo caso puoi cambiare la pipetta contagocce quando necessario oppure chiudere la boccetta con un tappino a vite quando non usi l’olio essenziale.

8 – Non sono tutti innocui

Oltre a fare attenzione alla pianta da cui sono estratti gli oli essenziali o alle sostanze che contengono naturalmente, in caso di allergia, alcuni degli oli essenziali vanno usati con attenzione. Per certe persone alcuni di essi non sono indicati.

È il caso ad esempio dei bambini: nei primi anni di età sono pochi quelli che possono essere usati in sicurezza, perché possono provocare danni al sistema nervoso.

Anche durante la gravidanza ci sono oli essenziali da evitare, così come in allattamento, soprattutto se usati per trattamenti topici o per uso interno, perché il loro contenuto passa nel latte materno. Quelli da evitare sono Canfora, Issopo, Prezzemolo, Assenzio, Ruta e Salvia.

Alcuni oli essenziali possono aggravare le condizioni nelle persone epilettiche, come il Rosmarino CT canfora e CT verbenone, l’Issopo e il Finocchio. In caso di malattie neurologiche, chiedi il parere del tuo medico prima di utilizzare gli oli essenziali.

Infine, possono interagire con i farmaci, per cui è bene rivolgersi a un aromaterapeuta esperto prima dell’utilizzo o al proprio medico.

9 – Lasciati guidare dall’istinto

Se sei alle prime armi e sei in dubbio su quali oli essenziali scegliere per iniziare, lasciati guidare dall’istinto o dai profumi che preferisci.

Gli oli essenziali estratti dai fiori donano conforto e alleviano le cicatrici del cuore, gli agrumi stimolano l’energia e favoriscono un migliore tono dell’umore, quelli più “legnosi” ti aiutano a radicarti per restare nel qui e ora.

Ascolta il tuo corpo per individuare ciò di cui ha bisogno e scegli in base alle tue necessità. Inizialmente puoi usarli singolarmente in modo da prendere confidenza con l’olio essenziale e imparare a conoscerlo, poi puoi passare a delle miscele personalizzate con 3-4 oli essenziali diversi. Buona profumata sperimentazione!

Credit foto di copertina: volant su Unsplash

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